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LO SLOW LIVING

Slow living

“Non lasciare che nessuno ti dica chi sei o chi dovresti essere. 
Ama chi vuoi amare. 
Credi come vuoi credere. 
Scegli la libertà come un diritto.”

NELSON MANDELA
il mio elogio alla lentezza

Slow Living, questo sconosciuto

Per Slow Living si intende un modo di vivere più lento rispetto alla società contemporanea, in linea e sintonia con i ritmi naturali. 

La mia versione di slow living, che poi è quella che pratico tutti i giorni, è una vita in cui ho ridato priorità al tempo per me, per le cose che mi rendono felice. 

Forse è proprio stato questo: la scoperta del tempo che non avevo. 

Non sono mai stata una da grandi corse.

Ho sempre amato i momenti che ti tolgono il fiato e mai quelli che ti lasciano il fiato corto.

Ma la vita è spesso qualcosa di difficile da scegliere per quello che ci piace e basta, ci sono cose più importanti (dicono).

Doveri, responsabilità…

Il mio viaggio verso lo Slow Living

La frase che ho voluto sopra è appesa sullo schermo del mio computer su un, ormai vecchio, Post-it scritto proprio da Pat, qualche anno fa, quando ci conoscemmo a Milano, durante quello che si sarebbe poi rivelato essere il mio ultimo lavoro in ufficio. 

E’ una frase di Nelson Mandela, tratta dal suo libro:

Lungo Cammino Verso la Libertà

Ero entrata in quel palazzo piena di aspettative, ora posso dire sbagliate, ma a ritroso sono tutti bravi. 

Venivo da anni in cui cercavo la mia “strada”.

Cambiavo lavoro perchè non mi sentivo brava abbastanza o perchè pensavo “Non mi porterà dove voglio andare”.

Come se avessi saputo dove effettivamente era quel dove. 

Poco importa, finalmente ero lì.

Società importante, grandi uffici super moderni, una competitività feroce che pensavo fosse il giusto segno della volontà di farcela, richieste impossibili, orari lunghi perchè se si esce prima si è uno di quelli che non lavora.

E poi che fighi sono quelli nei film che lavorano fino a sera in ufficio mangiando pizza davanti al pc?

Mi sono bastati 4 mesi. 

120 giorni e fu il burnout totale. 

Me la presi inizialmente con me stessa. Com’era possibile che stessi facendo quelle frigne? 

Volevo essere brava. 

Un giorno in cui ebbi di fatto una giornata più difficile di altre il mio capo mi chiamò e mi disse “tranquilla più passa il tempo e più ti abitui”.  

Me lo ricordo come fosse ieri, ero in un sottopasso della metropolitana, correvo per andare a prendere il treno al passante per tornare a casa, e fu lì, quello fu il momento. 

Il momento in cui iniziarono le domande, e con loro arrivarono impetuosamente le risposte.

  • Perchè mi devo abituare alla mia vita?
  • é giusto che io la viva così?
  • queste “grandi cose” che voglio fare cosa sono?
  • Le ho davvero pensate io?
  • é davvero questa la vita che voglio? 
A ritroso sono tutti bravi, io sul momento andai  in pezzi.

Rischiai qualche amico, a tratti la mia relazione, e la mia salute.

Ce la si prende sempre con chi sappiamo che resta.

Lo scrivo perchè quello che voglio dire è che decidere di uscire dalle strade convenzionali, qualsiasi esse siano, non è mai facile.

Valicare i confini della “normalità” è sempre una scelta di coraggio.

Le scelte personali però sono tali quando riguardano solo noi, e non i desideri o le ambizioni di altri, l’importante è poi prendersene carico.

Mi sono pentita di aver cambiato e riassettato le mie aspettative di come voglio vivere su ritmi diversi da quelli di questa società super veloce che ci porta tutto in 24h con Prime?

No, nemmeno una volta. 

“Soli fra tutti, sono gli oziosi quelli che dedicano il tempo alla saggezza, solo essi vivono.”

Seneca, La brevità della vita, XIV

Assecondare se stessi

Quello che volevo era lì.

Solo che con tutto quell’urlare e correre non mi ero mai accorta che ci fosse.

E’ bastato rallentare, smettere di correre a perdifiato, e fermarmi.

La vita, quella che mi accoglie e mi fa sentire felice era già lì.

Nelle pieghe delle mattine lente, delle notti d’estate con il profumo di gelsomino seduta nel patio con gli amici dopo una cena e qualche bicchiere di liquore. 

Rallentare mi ha mostrato dove fosse finito il mio tempo, lo avevo buttato.

Quello che mi rendeva felice lo avevo già, non serviva altro in effetti. 

Quando realizzai questo poi iniziai a vedere quante cose avevo accumulato e riempito la mia casa, per non sentire la mancanza del tempo per me.

Il vivere lento, o slow living, mi ha insegnato questo, riempire le mie giornate di momenti che mi rendono felice, e non di oggetti.

Semplificare non è un modo per togliersi qualcosa, ma di aggiungerlo. 

Ho tolto tempo a persone e cose che non portavano nulla di bello alla mia vita, l’ho dato a qualcosa che mi fa sentire bene.

Lo slow living ha insegnato anche un’altra cosa fondamentale: vedere la bellezza.

Camminare senza avere una meta di arrivo permette di guardare intorno e notare la bellezza intorno a noi. 

Guardare il tramonto, solo per i colori, e non come metro dell’orario di uscita dall’ufficio.

Camminare tra le piante e il verde mi regala una serenità che è difficile da spiegare.

Ognuno in questo processo è il metro di se stesso.

Non tutti possono essere felici tra le piante della Casa del Bosco.

C’è chi stenderà un tappetino di Yoga, chi aprirà un negozio di fiori, chi farà l’avvocato, chi il medico, chi sognerà lo spazio, chi inizierà un corso di pittura e chi continuerà a fare quello che stava facendo.

Siate felici e consapevoli ovunque vogliate, ma scegliete da voi la vostra vita, senza paura.

Solo allora si potrà dire..

E poi tutto è iniziato, pulire, buttare, nuove consapevolezze..

Ma questa è tutta un’altra storia, ed è una storia lenta.

Una di quelle storie che si leggono un po’ per volta, perché si ha paura che finiscano. 

Buona lentezza anime libere,

Bennini

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